Spazi Ibridi e Beni Comuni

Quale identità per il CCSA

15 ottobre 2019 - Sala Cremonesi presso il CCSA di Crema

Mercato Sonato a Bologna - Luca Cantelli

http://www.mercatosonato.com/

Il Mercato Sonato è un ex mercato rionale. L’associazione Senza Spine sognava uno spazio per portare avanti le proprie attività e aprirsi agli altri e, dalla metà del 2013, a fine 2015 riesce ad avere come spazio l’ex mercato rionale, per cui il Comune di Bologna stava cercando degli attori che lo riattivassero, dando il via a una conversione del mercato come spazio della produzione culturale. Il Mercato è collocato appena fuori dalla cerchia muraria, in uno dei quartieri più poveri, ed è sempre stato identificativo per la città e il quartiere come porta d’accesso; all’interno si vendeva il pesce fresco, che era un elemento di dialogo e incontro tra le persone, fino alle costruzione dei supermercati intorno. «L’orchestra oggi porta la musica in un contesto inusuale e coinvolgendo mondi completamente diversi ma che all’interno dello spazio hanno trovato linguaggi comuni. Vi sono un bar, una cucina vegetariana e vari laboratori: camera oscura, sartoria, serigrafia, falegnameria con cui costrui gli arredi, laboratori partecipati per costruire le scene e i costumi delle nostre attività teatrali e coinvolgere le persone del territorio nella costruzione scenica crea un senso fortissimo di identità. Tutto questo non ha generato economia, nel nostro sistema di governance abbiamo voluto mantenere al minimo lo scambio a livello monetario, quanto quello di tempo e competenze, perché volevamo che il Mercato fosse di tutti». Vi è, tuttavia, la necessità di competenze specifiche nella gestione: 20 persone si occupano di questo e 8 lavorano sulla comunicazione.

CasermArcheologica a San Sepolcro - Laura Caruso

https://www.casermarcheologica.it/

San Sepolcro è un piccolo paese in Provincia di Arezzo, si tratta di un’area interna. Ad Arezzo vi era un’ex caserma con due piani lasciati totalmente abbandonati. Ilaria, artista e insegnante, se ne innamora, decide di portare i suoi studenti e cominciano a pulire la caserma. È importante sottolineare il tema della densità abitativa del luogo, i tempi diversi, i numeri diversi, e come in questi territori la responsabilità del singolo è fortissima. Nel 2015, dopo due anni di attività, CasermArcheologica viene dichiarata inagibile. Ilaria in quanto attivatore di comunità giovanili attraverso la scuola si domanda come agganciare le giovani generazioni e lo fa coinvolgendo gli stessi studenti nella progettazione di attività, chiedendo loro che cosa vogliono. Nel 2017 CasermArcheologica vince il bando Culturability e riapre con la mostra Agibile. Oggi all’interno di CasermArcheologica vi sono: un Museo d’Arte Contemporanea, un coworking e vengono organizzate diverse attività di formazione, sia per professionisti che per studenti. Si sono organizzate anche delle residenze d’artista in abitazioni private, con il progetto Art Sweet Art. Il segreto della governance è di costruirla con realtà e persone a cui piace tantissimo fare delle cose. Non tutti sono disposti a prendere tutte le responsabilità, dunque bisogna valorizzare potentemente quel pezzetto che ognuno sa e ama fare, dando a ognuno il suo ruolo, valorizzando ciò che c’è e non cosa manca. CasermArcheologica oggi si definisce un hub, perché crea connessioni tra le persone in uno spazio prima inutilizzato, a cui ha restituito un valore.

Rete delle Case di Quartiere di Torino - Giulia Cerrato

http://www.retecasedelquartiere.org/

La Rete delle Case di Quartiere di Torino è un’associazione di secondo livello che comprende le 8 Case di Quartiere, che sono dei centri socio-culturali diffusi in 8 luoghi della città, fino a coprirla quasi interamente. All’interno delle CdQ viene co-progettata l’offerta culturale insieme ai cittadini e alle associazioni del territorio. La Rete nasce nel 2017, ma il percorso di creazione dell’identità nasce nel 2012, la prima CdQ invece è del 2007: si tratta, dunque, di un lungo percorso che ha portato alla definizione attuale. Le altre CdQ nascono tra il 2007 e il 2013 e arrivano da un periodo di politiche urbane pubbliche, realizzate con il Progetto Periferie. I cittadini hanno un ruolo prioritario nel definire l’azione delle CdQ, che hanno come mission la generazione di benessere per il quartiere. La Rete coinvolge associazioni e realtà del territorio e realizzano attività di varia natura, da attività educative, a sportelli informativi – importantissimi per il territorio e gratuiti -, a gruppi autogestiti, corsi vari,
bar e ristorazione. L’ente gestore organizza alcune attività considerate prioritarie, una parte di offerta socio-culturale viene prodotta dai partner (oltre 200) e una parte, invece, da alcuni cittadini o altre realtà in maniera saltuaria.

Quali elementi sono ricorrenti? Quali caratteri distintivi possiamo riconoscere?

Avanzi_Sostenibilità per azioni - Claudio Calvaresi

https://www.avanzi.org/

1 SOSTENIBILITÀ
Le risorse derivanti da bandi devono essere affiancate da contributo pubblico. La previsione di un mix di usi, e spazi non monofunzionali in grado di accogliere i diversi usi, genera sostenibilità e impatto sociale, dando vita a scambi non monetari.
Vi è, infine, una generazione di valore che si produce anche con un importante contributo di ore di lavoro volontario da parte delle persone che credono nel progetto.

2 RETI
Accanto alle reti locali possono essere costruite sinergie nazionali e internazionali, contando anche su organizzazione di sponda che possono aiutare il nostro progetto. In questo modo la capacità di attirare risorse e competenze si amplia.

3 RISORSE
Le risorse sono impreviste, inaspettate, possono essere trovate là dove non si pensava, ‘anche i pazzi’, spesso sono latenti e bisogna saperle trovare e valorizzare.

4 CAPACITA’ DI PROGETTARE

5 DOMANDA
La domanda sociale si costruisce, non è chiara, le domande vanno sfidate e bisogna vedere come reagiscono alle nostre sollecitazioni.

6 INVESTIMENTI PUBBLICI
Non sono solo monetari, ma anche di pensiero.

7 RISULTATI
Possono essere di diversa natura, più o meno materiali e quantificabili; è importante, dunque, considerare fin da principio come valutare gli impatti.

8 NON SONO CASE DELLE ASSOCIAZIONI
Non è lo spazio privato delle associazioni, è lo spazio pubblico della comunità.

Tavola rotonda

Attività: cosa accade al CCSA?
Quali attività può proporre il nuovo spazio al CCSA? è emerso da questo tavolo di lavoro un indirizzo chiaro verso attività e proposte tutte legate al tema della produzione culturale: residenze artistiche, gadget per il museo, workshop sulle nuove tecnologie, mappatura dell’attività culturale. Accanto a questa tematica forte legata anche alla natura dello spazio e al suo attuale parziale utilizzo (il Museo, l’ex biblioteca, gli uffici del settore cultura del Comune), è emerso anche un altro filone di attività: quello legato alla rete delle realtà del terzo settore che possono trovare al CCSA uno spazio di progettazione di comunità per il cremasco.

Gestione: chi e come abita il CCSA?
Uno dei temi al centro delle discussioni considerato prioritario per la costruzione di uno spazio che risponda a bisogni attuali e futuri è il coinvolgimento delle scuole e dei giovani per accogliere le loro aspettative e i loro desideri. La questione, dunque, è come entrare in contatto con loro: inserirsi in altri progetti già attivi, ospitare, portare dentro, portare fuori,
costruire dei questionari, interrogare, farsi ispirare, contaminare… Tuttavia, è corretto interrogarsi su cosa vogliono gli altri ma anche su cosa vogliamo noi, perché noi siamo già una parte di comunità e possiamo già agire. Questa parte di indagine, dunque, deve essere affiancata dall’attivazione di una serie di iniziative che noi consideriamo interessanti per il luogo in cui operiamo. Bisogna, inoltre, riconoscere l’identità del luogo. Esso, infatti, è “un posto bello” con una sua storia. Far attraversare, far fruire, vivere lo spazio, crea già di per sé un senso di identità. Per prima cosa, dunque, bisogna dire a Crema: “ci sono questi spazi”.

Rete: quali protagonisti per il CCSA?
Pensando a quali possono essere i protagonisti del CCSA, si è iniziato ad indagare in realtà qual è la percezione di quello spazio , cosa rappresenta prima di tutto per le persone sedute intorno al tavolo.
Abbiamo quindi condiviso che lo spazio da Biblioteca, con una forte connotazione locale, è diventato Museo e luogo per eventi, con un respiro quindi sovralocale, dando un forte cambio di passo allo spazio ma alla città stessa: c’è un continuo tema di “dentro/fuori” essendo sia spazio della memoria, sia spazio di un futuro diverso e attrattivo verso l’esterno.
Quello del CCSA è poi uno spazio centrale per la città e che oggi non è percepito come inutilizzato, ma pieno di eventi e attività, allora come si ingaggiano i cittadini o i futuri abitanti dello spazio? Come li si coinvolge e informa? Ma prima ancora, qual è il territorio, la comunità di riferimento?
Se condividiamo che è uno spazio sia per il dentro (crema e il cremasco) sia per il fuori (le città vicine, ad esempio), allora possiamo pensare:
– di creare uno spazio che dialoghi e metta in rete gli altri spazi di socialità e cultura del territorio
– di creare uno spazio che valorizzi “il locale” con servizi e attività rivolte all’esterno
– di creare non una “casa di quartiere” ma uno spazio che mobiliti e attragga risorse e competenze anche dall’esterno.
E se vogliamo essere così coinvolgenti e non vogliamo uno spazio solo nostro, quale strategia agiamo?
1) iniziamo a lavorare e a fare (e nel frattempo continuiamo l’attività di co-design, ampliando anche la rete di soggetti che insieme a noi pensano lo spazio)
2) lasciamo spazi nuovi per accogliere l’iniziativa di chi si avvicina al CCSA e porta nuove idee
3) raccogliamo, raccontiamo e divulghiamo
a) con un concorso per le 100 idee al CCSA
b) con il racconto del percorso mentre lo facciamo
c) con il recupero della storia (collaborando, ad esempio, con realtà quali il Centro Galmozzi).
Non dobbiamo però dimenticare che il nostro filo conduttore è la cultura.
Dobbiamo dare fiducia a questo processo fortemente sperimentale perchè il progetto sta proprio nell’indagine e nella sperimentazione. Avremo una grande pulsantiera di attività che si possono attivare e con la quale costruire l’anima dello spazio.