Un nuovo modello di gestione

Sostenibilità per il CCSA

4 dicembre 2019- Sala Cremonesi presso il CCSA di Crema

Co-factoring Sbrighes! - Elisa D’Anza

http://www.sbrighes.it/

Sbrighes! Prenditi la briga di…” nasce in risposta al bando Welfare in Azione di Fondazione Cariplo.
La questione centrale che il progetto si è posto è: come fare rimanere i giovani in valle. Il Co-factoring è uno spazio dove si costruiscono relazioni: giovani-aziende-scuola e dove si agisce per il
potenziamento delle competenze dei ragazzi hard e soft e portare innovazione nelle aziende.
Sbrighes è un luogo rigenerato composto da due officine, una digitale e l’altra di comunità. La rigenerazione è passata da due step importanti: una classe e il lavoro di comunità. Luogo ibrido dove
lavoro e formazione, impresa e terzo settore si incontrano con caratteristiche e valori differenti. È un luogo generativo perché le connessioni generano nuove opportunità, accorciando la distanza tra il mondo dell’impresa e quello dei giovani; è un luogo di incontro, un luogo innovativo di formazione e luogo innovativo di produzione. 180 mq adibiti a spazi specifici e con macchinari che consentono di portare avanti produzioni specifiche e con formazioni specifiche. Il luogo è abitato da ragazzi delle scuole superiori a ragazzi delle Università che svolgono tirocini formativi o tesi di laurea, rispondendo a call di progetti specifici, ragazzi NEET, aziende. C’è una forte connessione tra lavoro educativo e lavoro: 2 figure tecniche, un ingegnere e un grafico, 2 figure educative, che accompagnano i ragazzi in un processo di bilancio delle competenze. Alcuni degli strumenti che si utilizzano sono: open day, quasi un centinaio di ragazzi contemporaneamente sperimentano dei laboratori. Durante gli open day vengono lanciate le call for talent, per realizzare delle commesse che il territorio ha richiesto (realizzazione di un prodotto, di un servizio); alternanza scuola-lavoro in cui un gruppo di ragazzi fanno un percorso di progettazione e percorsi individuali di avvicinamento al lavoro; tirocini formativi, con l’attenzione che possa concludersi con un’esperienza all’interno di un’azienda; workshop per coinvolgere l’intera comunità attorno a una tematica particolare; pillole (formative) job in progress rivolte alle imprese: alcune imprese fanno da formatori per altre.
Gli elementi vincenti: l’incontro con le imprese locali, il mix tra un team di tecnici e un team educativo, l’utilizzo di materiali di riciclo, il coinvolgimento della comunità (volontari), la rigenerazione di luoghi e spazi, l’offerta di nuove possibilità educative per i giovani, le imprese e la comunità. Alcuni temi di sostenibilità (si costruisce con un mix di risorse): spazio in comodato d’uso gratuito, fase di start-up sostenuta da Welfare in azione, accordi di collaborazione con il territorio (imprese locali, enti pubblici, singoli cittadini), attività di people raising (volontari con dotazioni e competenze, imprenditori-formatori), partecipazione a eventi con proposte per la comunità (fiere artigianato, riuso), vendita prodotti solidali, comitato ‘pro-factoring’ (quota di donazione annuale e partecipazione al comitato di gestione). Una governanace multilivello e a geometrie variabili (che si compone e scompone a seconda dei temi): assemblea di rete (più di 70 soggetti diversi), comitato di gestione-comitato pro-factoring organo che prende le decisione e da gli indirizzi, comitato di monitoraggio che dà i contenuti, direzione di progetto e staff integrato, gestione ibrida coop A (Forme e coop B (Intrecci), assemblea di comunità, comitato stakeholder (aziende e scuola), comitato beneficiari (giovani); i due comitati partecipano a dei momenti di indirizzo e valutazione.

Industria scenica - Isnaba Miranda

https://www.industriascenica.com/

Industria Scenica è una cooperativa con sede a Vimodrone nata da 5 amici, oggi ha 14 collaboratori.
Lavora nell’ambito del welfare culturale, la cultura genera benessere, può essere una risorsa per la
comunità, può abbassare i costi sociali (Pier Luigi Sacco, Appunti per una definizione di Welfare
Culturale). Nasce come atto sociale per poi allargarsi nel welfare culturale. Progetti che affrontano
questioni sociali, progetti che promuovono un maggior accesso alla cultura, Industria scenica nasce nel 2012 (2008 come associazione). Linee di servizio: drammaturgia di comunità, laboratori performativi, laboratori media, produzione teatrale, tourism theatre ed eventi, Everest – Spazio alla Cultura. Everest è la balera della Martesana dove sono nati i Bisonti. Destinata ad essere acquistata come terreno per edilizia residenziale, Industria Scenica ha ottenuto lo spazio.
Una sera a settimana mantiene la sua originaria vocazione di balera. A Vimodrone Industria Scenica
ha lavorato con la drammaturgia di comunità, per tre mesi circa sono andati al mercato con una
bancarella e in cambio delle storie regalavano fiori, semi. Da questa bancarella performativa hanno
creato eventi di contatto: letture sceniche nelle diverse piazze. Da qui tavolo di co-progettazione con
tutte le realtà del territorio per scrivere Vimo-story e poi Vimo-flash. La città ha riconosciuto la loro
presenza importante.

Kilowatt

https://kilowatt.bo.it/

Da 5 anni gestiscono all’interno del giardino Margherita uno spazio di serre in disuso del Comune di Bologna dove crescevano le piante per l’arredo urbano. Il gruppo nasce con un’esperienza
precedente di innovazione sociale in un co-working, proposta al Comune di Bologna all’interno di un progetto di Rigenerazione urbano, una social innovation factory con attività ibride commerciali e non, pubbliche e non. In seguito sono state individuate come spazio di sviluppo le ex-serre, uno spazio fortemente proiettato all’aperto, con spazio di co-working con persone che usufruiscono del servizio, attività di bar ristorante con piccolo spazio al chiuso e spazio grande all’aperto, attività culturale
gratuita da marzo a ottobre. Oltre allo spazio pubblico Kilowatt è una organizzazione che fa anche comunicazione (K2), accompagna altre organizzazioni a fare percorsi di impatto sociale-ambientale, ha una scuola per infanzia (prima servizio educativo sperimentale ora convenzionato con Comune).
C’è un forte focus sul tema dell’impatto che generano: dal sito ultimo bilancio di impatto. Le
competenze che sono espresse all’interno di Kilowatt vengono da formazioni molto diverse. I soci si
sono aggregati intorno alla possibilità di cogliere l’opportunità della precarietà lavorativa, dandosi un
cambiamento a lungo periodo, cercando di portare nel loro ambiente lavorativo la qualità del tempo
libero. Una fortissima focalizzazione sull’elemento relazionale del lavoro, sugli spazi verdi e capacity
building, sulla valorizzazione delle relazioni all’interno del lavoro. Parlare di impatto significa per
Kilowatt pensare che il mestiere di quella organizzazione è portare cambiamento a medio-lungo periodo coinvolgendo i pubblici di riferimento. L’avvio di Kilowatt è stato attraverso degli incontri nel primo posto dove i fondatori lavoravano in precedenza e per un anno e mezzo hanno invitato persone esterne per raccogliere storie di progetti specifici. Se ai primi incontri c’erano poche persone poi moltissime. Nel pubblico c’erano i clienti attuali e futuri.
Kilowatt si è data la forma di una cooperativa di lavoro (che è stata una start-up innovativa),di una Srl per gestione del ristorante con socio unico che è la cooperativa (per pulizia di governance). Il nido e la
scuola per l’infanzia sono stati attivati a fronte di un percorso di coinvolgimento di comunità, i primi
utenti sono stati dei lavoratori del co-working che avevano dei bimbi in arrivo con out-door education,
educazione all’aria aperta. Poi c’è una APS che potrà diventare impresa sociale e offre la possibilità di
diventare parte del progetto anche alla comunità come soci. Il bar è un punto notevole di
contaminazioni in cui nascono imprese, sviluppo sostenibile e proposte di attività negli spazi: ad
esempio il progetto Semino (orto di comunità, Farouk ha chiesto se poteva usare dei mq per semi di
zucchine dal Bangladesh), filiera di produzione di semi che arrivano dalle diete delle comunità
migranti, 15 pietanze che stiamo coltivando da distribuire (semino.org), progetto di filiera, campagna di comunicazione, obiettivo a lungo periodo che i terreni coltivati in quel modo diventino di proprietà di chi li sta coltivando.

Tavola Rotonda

In questo terzo incontro, con a tema i modelli di sostenibilità e di governance, partendo dagli
spunti delle esperienze ascoltate e da quanto emerso nei precedenti incontri, sono emerse alcune riflessioni utili alla costruzione del progetto di attivazione del Creative-Lab. Quali i costi? Quale la sostenibilità di uno spazio pubblico dato in gestione? Quale il soggetto che gestirà? Ci sarà una cooperativa o un gruppo di volontari? Queste le prime domande.
Il percorso del FabLab è sperimentale, non è possibile dare immediatamente una definizione
e una forma fissa ed univoca: la volontà di ingaggio della comunità tutta non può prescindere da un’elasticità iniziale che si vede tanto nel modello di sostenibilità, tanto nella scelta della governance.
Al CCSA va riconosciuto il vantaggio di avere un’amministrazione “padrona di casa” molto
disponibile e con la volontà di dare vita a questo progetto. Sicuramente c’è da capire quanto ogni realtà coinvolta vuole essere ingaggiata e può mettersi in gioco per il progetto. Prima ancora quali sono le persone che si vogliono coinvolgere: è tornato fortemente il tema dell’ingaggio dei giovani delle scuole superiori: i servizi attuali riescono a coinvolgere ed agire sui ragazzi più giovani. Mancano luoghi e spazi di socializzazione e sperimentazione per la fascia di età 15-19 anni. Questo è uno dei target cui si vuole puntare, perchè possono essere i veri abitanti dello spazio.
Grazie a Industria Scenica e Kilowatt è stato possibile confrontarsi sull’esperienza di
Caponago, gestita da Industria Scenica, che va esattamente nella direzione immaginata da
Rinascimenti e dai partner. I processi però sono lunghi: all’inaugurazione vera e propria ci
sono voluti 10 anni di lavoro di comunità.
Due sono le linee di azione che si sono condivise durante la discussione:
1. L’importanza di porsi in situazione di ascolto, mantenersi aperti per accogliere. Andando
ad interpellare le persone che vorremmo coinvolgere, mettiamo la pulce nell’orecchio delle
persone.

2. Le scuole sono uno dei canali di contatto con questi giovani che si vogliono
coinvolgere. L’ideale è iniziare da quello che si sa fare molto bene.